sabato 24 novembre 2012

TORINO FILM FESTIVAL 30 - Holy Motors, dentro al cinema e oltre


Neanche il tempo di arrivare e ambientarsi, e al Torino Film Festival si è subito travolti dalla consueta e bulimica abbuffata cinefila. Venerdì 23 il programma si avvia con le proiezioni contemporanee di Chained, di Jennifer Lynch (figlia di David), e di 11/25: The Day Mishima Chose His Own Fate, penultimo lavoro di Koji Wakamatsu, maestro giapponese scomparso poche settimane fa. Il film della Lynch è accolto da giudizi pessimi pressoché unanimi, mentre l'opera di Wakamatsu, pur sorretta da un notevole rigore etico e morale, si dimostra troppo didascalica, a tratti perfino scolastica.
Poco male, perché subito dopo il festival cala il suo primo asso: Holy Motors, di Leos Carax, ex ragazzo ribelle del cinema francese, già applaudito quest'anno a Cannes. 
Riassumerne la trama è operazione quasi impossibile, oltreché inutile: vi basti sapere che il protagonista, Oscar, viaggia tutto il giorno per le strade di Parigi, a bordo della sua limousine, scortato dalla fedele austista. Il tragitto è intervallato da numerose soste, durante le quali Oscar scende dal mezzo per dare vita a una lunga serie di "appuntamenti", che altro poi non sono se non scene di finzione, nelle quali l'uomo interpreta di volta in vota personaggi surreali e profondamente differenti. Un meccanismo eterno, intoccabile, che si ripete ieri, oggi e domani, senza un inizio e senza una fine.
Metacinema allo stato puro: Holy Motors, volando oltre l'apparente bizzarria della messinscena, scava nel solco di un discorso di rara profondità, in cui si attua una dolorosa riflessione di carattere linguistico e ideologico, volta a profanare una volta per tutte l'atavica divisione tra realismo e creazione artistica. Come il Calvero del chapliniano Luci della ribalta, Oscar vive per un ruolo e tanti ruoli, per una maschera e tante maschere, esaltando sino al parossismo un mestiere che collima con la vita stessa. Nella sua auto l'attore si trucca e si strucca, si veste e si riveste, cambia aspetto in ogni istante, e senza soluzione di continuità si fa uno, nessuno e centomila, glorificando l'atto stesso della recitazione come sublime metafora del (non) senso dell'esistenza. 


Così, di volta in volta, l'uomo muta pelle per diventare una vecchina storpia in cerca di elemosina, un cyber-ninja alle prese con amplessi virtuali, un mostro che rapisce una donzella in un cimitero dove ogni lapide mostra l'indirizzo web del rispettivo defunto, un padre di famiglia alle prese con la quotidianità della figlia, un sicario senza scrupoli, un anziano morente. E poi ancora, e ancora; mille film mescolati insieme, e mille simulacri in un unico corpo, quello di Denis Lavant, eccezionale trasformista il cui scheletro diventa materia da plasmare e disfare con vorace ambizione.
Scatenato, eccentrico, incontrollabile, a suo modo geniale; dentro Cosmopolis e molto più in là: Holy Motors supera qualsiasi restringente definizione stilistica, per farsi universale messaggio di strazio e disperazione. Un urlo muto racchiuso nella crescente spossatezza di Oscar, condannato ad abiurare la realtà della vita per proseguire nella sua imperitura missione, guidata da una misteriosa e non ben definita associazione di cui fa parte Michel Piccoli, totem che appare e scompare dopo pochi minuti, lasciando comunque una traccia indelebile.


Questo è il mondo di Carax: un terreno mistico e liutato, dove anche le auto possiedono sentimenti, dove ogni persona indossa un costume e si camuffa, dove ogni gesto accoglie simbolismi che aprono direzioni inattese. Dentro al cinema, e fuori nelle strade. Senza più barriere tra verismo e impostura. Come la vita, oltre la vita. Memorabile.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sembra interessante... Credi che Holy motors potrà uscire in Italia?
Magari in poche sale, magari solo nelle grandi città... ma spero di si!
La trama mi sembra ottima.

Alessio Gradogna ha detto...

Al momento non ho notizie di una sua uscita, ma spero proprio di sì. Merita di essere visto e rivisto.

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

sembra davvero imperdibile....

Alessio Gradogna ha detto...

Lo è, assolutamente.